Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘caladomestica.’

Alle 7 del mattino il sole è sorto da un pezzo; il sonno, che durante la notte era già stato discontinuo, con la luce si dissolve definitivamente e lascia spazio a una stanchezza latente. I materassini gonfiabili – che a pieno regime sono spessi poco più di due centimetri- si sono comportati meglio del previsto, è l’assenza della coperta ad averci traditi.

Pensiamo che la sveglia all’alba ci aiuti a partire presto, invece ci vuole comunque più di un’ora per risistemare tutto e quando siamo pronti, ovviamente, fa già caldo. Proviamo ad affacciarci al chiosco sulla spiaggia per comprare qualcosa da mangiare ma è ancora chiuso e come al solito noi non possiamo aspettare. Mangiamo 3 delle 7 noci che abbiamo portato proprio per momenti di emergenza come questi e via, in salita già dalla prima pedalata. Faremo colazione al primo bar aperto che troviamo.

Salita di Masua

Salita di Masua

La strada è ripida e tortuosa e impieghiamo più di un’ora per raggiungere di nuovo la statale, da li poi, inizia una salita che solo a guardala sembra infinita. Un cartello avvisa che quella che si ha davanti è una strada che continua per 2 Km in tornanti con una pendenza del 13%. Proviamo a inforcare la bicicletta ma i pedali restano immobili, troppa pendenza, troppo peso. Leviamo i caschi e iniziamo a spingere. Siamo obbligati a fermarci in ogni angolo d’ombra per riprendere fiato.

Impieghiamo quasi quattro ore ad arrivare in cima. Ogni metro è conquistato faticosamente e a quota 600 metri sul livello del mare mi sento le gambe di burro e il cuore in gola. Ci sediamo su un muretto per rifiatare e mentre siamo lì in silenzio, vediamo arrivare un uomo in mountain bike con la faccia paonazza e un rapporto leggerissimo. Si ferma a parlare con noi, ha un fiatone incredibile, ci scambiamo qualche informazione. Dopo pochi secondi da dietro una curva vediamo arrivare anche la sua compagna. Pure lei ha gli occhi fuori dalle orbite e avanza lentamente, però lei non si ferma, si gira verso di noi e trova non so dove la voce per dirci “ciao”. Aspettiamo di veder scollinare i nostri colleghi del nord Italia per riprendere a spingere le nostre bici. Quando anche noi entriamo in contatto visivo con la discesa loro due non ci sono più. Non per questo mi sento meno eroica. Sento di aver esaurito tutte le energie e ancora una volta mi accascio sull’asfalto. L’acqua comincia a scarseggiare e ormai è quasi mezzogiorno. Questa è una maledetta scena da film! Iniziamo la discesa e l’aria ci asciuga il sudore di dosso. La fatica si sposta dalle gambe alle braccia; gli avambracci e le mani sono sempre in tensione, bisogna lavorare con i freni per impedire alla gravità di farci sfrecciare come missili fuori controllo. Raggiungiamo in circa 20 minuti la spiaggia di cala domestica e scopriamo con rassegnazione che nel chiosco non si può pagare con il bancomat. Spendiamo le ultime monete per comprare dell’acqua facciamo un bagno ( io tutta vestita) e dopo un pisolino sotto l’ombrellone del bar e un paio di bustine di zucchero ripartiamo per un’altra salita. Ricordo vagamente il tratto di strada che porta fino a Bugerru, mentre ricordo esattamente lo sforzo per non mollare. Non immaginavo di avere così tante cose da dire alle mie cosce.

Non so come ma arriviamo nella piazza del paese dopo un’altra incredibile discesa. Mentre scendiamo ho il terrore che per proseguire sia necessario tornare indietro e risalire. Mentre sto per lasciarmi andare a una sequenza di pensieri catastrofici troviamo un bancomat e un ristorante ancora aperto. Mangiamo di gusto tutto quello che riusciamo a ingerire.  L’ostello Henry è dietro l’angolo, non è un gran che ma almeno ha un letto. Rimandiamo i problemi a domani, per oggi possiamo goderci la vittoria della tappa di Masua.

Annunci

Read Full Post »